Rubrica ” IL LEGALE RISPONDE” a cura dell’Avvocato Maria Caiafa
- Gennaio 29, 2026
- dalla Redazione
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Quarta pagina
Buongiorno Avvocato, mi chiamo Pietro e le scrivo dalla zona vesuviana. Volevo chiederle delucidazioni in merito all’accompagnamento concesso ad una persona diversamente abile e , sempre in merito, alla tutela garantita dalla Legge allo stesso. La ringrazio anticipatamente.

Buongiorno a lei Pietro. Allora : l’accompagnamento garantisce una tutela rafforzata alla persona con grave disabilità. L’ accompagnamento della persona con disabilità, soprattutto quando titolare di indennità di accompagnamento, nasce come misura di sostegno essenziale per garantire dignità, autonomia e inclusione sociale. Tuttavia, la prassi giudiziaria dimostra come questo istituto possa, in alcuni casi, trasformarsi in strumento di sfruttamento economico e personale, spesso all’interno dello stesso nucleo familiare.
In primis chiariamo cos’è l’indennità di accompagnamento: è una prestazione assistenziale riconosciuta a chi è totalmente inabile e non è in grado di deambulare autonomamente o di compiere gli atti quotidiani della vita. L’indennità di accompagnamento è una misura fondamentale per garantire assistenza e dignità alle persone con disabilità grave. Proprio per la sua funzione di sostegno, però, può diventare terreno di abusi e sfruttamento, spesso in ambito familiare.
La legge è chiara: l’indennità deve essere utilizzata esclusivamente nell’interesse della persona disabile. Qualsiasi uso diverso può integrare responsabilità civili e, nei casi più gravi, penali, come l’appropriazione indebita o la circonvenzione di incapace.
Per prevenire situazioni di abuso, l’ordinamento prevede strumenti efficaci. Il principale è l’amministrazione di sostegno, che consente di tutelare il patrimonio e le decisioni della persona fragile sotto il controllo del giudice, senza privarla dei diritti fondamentali. Utili anche il controllo delle deleghe bancarie e l’intervento dei servizi sociali quando emergono segnali di sfruttamento. È svincolata dal reddito e finalizzata esclusivamente a coprire le spese di assistenza continua. Proprio questa finalità rende illecito qualsiasi utilizzo diverso da quello di cura e supporto della persona disabile.
Per prevenire legalmente gli abusi il nostro ordinamento offre strumenti efficaci, spesso poco conosciuti. Amministrazione di sostegno che è lo strumento principale di tutela (artt. 404 ss. c.c.), preferibile all’interdizione volto protegge il patrimonio del beneficiario, limita i poteri dell’accompagnatore, prevede controllo del Giudice Tutelare, consente di distinguere tra gestione economica e assistenza personale attivabile anche senza consenso del familiare che accompagna, se vi è rischio di abuso. Controllo delle deleghe bancarie, segnalazioni e interventi ad esempio Medici, assistenti sociali, vicini e operatori possono (e in alcuni casi devono) segnalare situazioni di possibile abuso ai servizi sociali o all’autorità giudiziaria.
L’avvocato ha un ruolo cruciale di prevenzione, informando famiglie e beneficiari ,tutori , attivando misure giudiziarie adeguate come la difesa, nei procedimenti civili e penali connessi allo sfruttamento.
È fondamentale ricordare che l’interesse del disabile prevale sempre su quello di chi lo accompagna, anche se legato da vincoli familiari.
In conclusione l’accompagnamento non è un privilegio, né una rendita: è uno strumento di solidarietà sociale. Quando viene piegato a interessi personali, il diritto interviene per ristabilire equilibrio e dignità. Conoscere gli strumenti giuridici significa prevenire l’abuso prima che diventi reato.
Avv. Maria Caiafa
(L’Avv. Maria Caiafa Riceve in Portici, Corso Garibaldi 162 dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19,previo appuntamento. Contatti : 0813041627 ; avvmariacaiafa@libero.it)
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