La paura di essere coinvolti in una guerra o “finire al fronte” può diventare molto intensa, soprattutto quando è alimentata da notizie, incertezza politica o senso di perdita di controllo
- Marzo 20, 2026
- dalla Redazione
08 Minute
Quarta pagina
La paura di essere coinvolti in una guerra o “finire al fronte” può diventare molto intensa, soprattutto quando è alimentata da notizie, incertezza politica o senso di perdita di controllo. Non è una paura “irrazionale” in assoluto, ma può diventare sproporzionata e invadente. Un intervento psicoterapeutico efficace lavora proprio su questo.
Comprendere la paura (non combatterla subito)
In psicoterapia si parte dal capire:
• Da dove nasce: notizie, esperienze personali, ansia generalizzata, bisogno di controllo
• Cosa rappresenta: morte? perdita di libertà? separazione dai propri cari?
Spesso la paura del “fronte” è una forma concreta di qualcosa di più profondo (insicurezza, catastrofizzazione).
Lavoro sui pensieri catastrofici

Approcci come la Terapia Cognitivo-Comportamentale aiutano a:
• Identificare pensieri automatici tipo:
“Succederà sicuramente”, “Non avrei via di scampo”
• Metterli alla prova:
• Qual è la probabilità reale?
• Sto sopravvalutando il rischio?
• Sto ignorando alternative?Non si tratta di “convincersi che va tutto bene”, ma di riportare il pensiero su basi realistiche.
Tolleranza dell’incertezza
Una parte centrale del lavoro è accettare che:
• Non tutto è controllabile
• L’incertezza fa parte della vita

Tecniche usate:
• esposizione graduale all’incertezza
• riduzione del bisogno di rassicurazione continua
Regolazione dell’ansia fisica
Quando la paura è intensa, il corpo reagisce. Si lavora su:
• respirazione lenta e diaframmatica
• grounding (riportarsi al presente)
• rilassamento muscolare
Questo riduce la sensazione di “pericolo imminente”.
Ridimensionare l’iper-esposizione alle notizie
Un fattore chiave oggi è l’overload informativo:
• limitare il tempo dedicato alle news
• evitare doomscrolling
• scegliere fonti affidabili e momenti precisi
Lavoro più profondo (se necessario)

Se la paura è persistente, si può lavorare su:
• bisogno di controllo
• vulnerabilità personale
• senso di sicurezza interna
Approcci utili includono anche la Terapia Metacognitiva o approcci basati sull’accettazione.

Quando rivolgersi a uno psicoterapeuta
È importante cercare aiuto se:
• la paura è quotidiana e intrusiva
• eviti notizie, discussioni o luoghi per questo motivo
• hai sintomi fisici (tachicardia, insonnia)
• senti perdita di controllo
Una cosa importante
La paura della guerra spesso dà l’illusione che il pericolo sia imminente e personale, anche quando non lo è concretamente nel qui e ora. La terapia aiuta a riportare la mente:
dal “e se succede?”
al “cosa sta succedendo davvero adesso?”
Dottoressa Ester Di Rosa
La psicoterapia aiuta a riconoscere e affrontare le emozioni intense
Attraverso la psicoterapia,
Molte persone imparano a vivere con il dolore senza che questo domini la loro vita, sviluppando nuove modalità per far fronte alla sofferenza.
Riorientamento della vita
Sebbene la perdita di un figlio cambi profondamente una persona, la psicoterapia può aiutare a trovare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con il mondo, pur mantenendo vivo il ricordo e l’amore per il proprio bambino.
Ogni percorso di lutto è unico, e il supporto psicoterapico può essere personalizzato per adattarsi alle esigenze e alle esperienze individuali di chi affronta questa sofferenza. Se qualcuno che sta vivendo un dolore simile si sente sopraffatto, cercare un terapeuta qualificato può davvero fare la differenza per poter affrontare il processo in modo sano.
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