Quando un padre picchia una madre, non viene ferita soltanto una donna. Viene spezzato l’equilibrio di un’intera famiglia
- Settembre 8, 2026
- dalla Redazione
08 Minute
Quarta pagina
Dietro la violenza possono esserci frustrazioni profonde, insicurezze, paure, gelosia, incapacità di gestire la rabbia o il bisogno di esercitare controllo. Ma comprendere le possibili cause di un comportamento violento non significa in alcun modo giustificarlo. Nessuna paura, nessuna frustrazione e nessuna sofferenza autorizzano a fare del male a un’altra persona.
Per un figlio assistere alla violenza tra i propri genitori è un’esperienza profondamente traumatica. Il bambino può trovarsi davanti a una contraddizione impossibile da comprendere: il padre, che dovrebbe proteggerlo, diventa una fonte di paura; la madre, che dovrebbe essere protetta, diventa la persona da difendere.
E il figlio resta lì, spesso impotente, senza sapere cosa fare.

Può provare paura, rabbia, vergogna e senso di colpa. Può chiedersi perché non sia riuscito a fermare il padre o a proteggere la madre. Ma è fondamentale dirlo con chiarezza: un bambino non ha la responsabilità di salvare un adulto dalla violenza.
Crescere in un ambiente violento può inoltre lasciare ferite che continuano a manifestarsi anche molti anni dopo. Un bambino può imparare a vivere in allerta, a temere i conflitti, a controllare continuamente l’umore degli altri e, da adulto, può avere difficoltà a riconoscere una relazione sana.

Il rischio più doloroso è che possa arrivare a confondere l’amore con la paura, la gelosia con l’affetto, il controllo con la protezione e la sofferenza con qualcosa che bisogna necessariamente sopportare.
Per questo è importante interrompere il ciclo della violenza.
La rabbia può essere curata. Le paure possono essere affrontate. Le frustrazioni possono essere elaborate. Ma la responsabilità di farlo appartiene a chi le prova e non può essere scaricata sulla persona più fragile.
Una madre non deve sentirsi colpevole per essere stata aggredita. Un figlio non deve sentirsi colpevole per non essere riuscito a proteggerla. E nessuno dovrebbe crescere pensando che la violenza sia una forma inevitabile di amore.

La vera forza non consiste nel riuscire a incutere paura.
La vera forza consiste nel saper gestire la propria rabbia senza distruggere l’altro.
E per un figlio, guarire significa anche riuscire un giorno a comprendere che ciò che ha visto non deve diventare ciò che sarà. Può scegliere relazioni diverse, imparare un linguaggio diverso e scoprire che l’amore, quello autentico, non umilia, non possiede e non fa paura.
Perché una casa dovrebbe essere il luogo in cui ci si sente al sicuro.
Mai il luogo da cui si desidera fuggire.
Dottoressa Ester Di Rosa
La psicoterapia aiuta a riconoscere e affrontare le emozioni intense
Attraverso la psicoterapia,
Molte persone imparano a vivere con il dolore senza che questo domini la loro vita, sviluppando nuove modalità per far fronte alla sofferenza.
Riorientamento della vita
Sebbene la perdita di un figlio cambi profondamente una persona, la psicoterapia può aiutare a trovare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con il mondo, pur mantenendo vivo il ricordo e l’amore per il proprio bambino.
Ogni percorso di lutto è unico, e il supporto psicoterapico può essere personalizzato per adattarsi alle esigenze e alle esperienze individuali di chi affronta questa sofferenza. Se qualcuno che sta vivendo un dolore simile si sente sopraffatto, cercare un terapeuta qualificato può davvero fare la differenza per poter affrontare il processo in modo sano.
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