Un corretto percorso psicoterapeutico può aiutare i giovanissimi a correggere atteggiamenti violenti spesso scaturiti da problematiche interiori, complessi o frustrazioni
- Ottobre 7, 2026
- dalla Redazione
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Quarta pagina
I comportamenti violenti in età evolutiva rappresentano una problematica complessa che richiede attenzione, comprensione e interventi adeguati. Aggressività, scoppi d’ira, minacce, comportamenti intimidatori o episodi di violenza fisica non dovrebbero essere affrontati esclusivamente attraverso la punizione. Dietro un comportamento aggressivo può infatti nascondersi una difficoltà nella gestione delle emozioni, nella relazione con gli altri o nella capacità di affrontare frustrazione e conflitto. Per questo motivo, quando la violenza diventa frequente, intensa o difficilmente controllabile, può essere indicato intraprendere un percorso psicoterapeutico.

Comprendere prima di intervenire
Il primo obiettivo della psicoterapia è comprendere che cosa si trova alla base del comportamento violento. Ogni ragazzo è diverso e non esiste un’unica causa dell’aggressività.
Il comportamento può rappresentare una modalità per esprimere rabbia, paura, senso di impotenza o frustrazione. In altri casi può essere collegato a difficoltà relazionali, esperienze traumatiche, conflitti familiari, problemi scolastici, bullismo o una scarsa capacità di riconoscere e regolare le proprie emozioni.
La valutazione iniziale permette quindi di ricostruire la storia del ragazzo, individuare le situazioni che precedono gli episodi aggressivi e comprendere quali conseguenze contribuiscano, eventualmente, a mantenere il comportamento.

Costruire un’alleanza terapeutica
Con i giovanissimi è particolarmente importante creare un rapporto terapeutico basato sulla fiducia. Il ragazzo non deve sentirsi semplicemente etichettato come “violento” o “problematico”, ma aiutato a comprendere il significato dei propri comportamenti e le conseguenze che questi producono.
L’obiettivo non è giustificare la violenza, ma distinguere la persona dal comportamento: il ragazzo non coincide con ciò che fa e può imparare modalità differenti per affrontare le situazioni difficili.

Imparare a riconoscere e gestire la rabbia
Una parte centrale del percorso riguarda l’autoregolazione emotiva. Il giovane può imparare a riconoscere i segnali che precedono l’esplosione di rabbia: tensione muscolare, aumento dell’agitazione, pensieri ostili, sensazione di essere provocato o bisogno immediato di reagire.
Attraverso tecniche specifiche può quindi imparare a creare uno spazio tra l’emozione e l’azione. Fermarsi, allontanarsi temporaneamente dalla situazione, respirare, identificare ciò che sta provando e trovare parole per esprimere il proprio disagio sono competenze che possono essere allenate progressivamente.
Lavorare sui pensieri e sulle modalità di reazione
In molti casi la psicoterapia aiuta il ragazzo a riconoscere alcuni schemi di pensiero che possono alimentare l’aggressività. Una provocazione può essere interpretata come un attacco intenzionale, una frustrazione come un’ingiustizia intollerabile o un conflitto come una situazione nella quale “bisogna vincere”.
Il lavoro terapeutico consiste nell’imparare a considerare anche interpretazioni alternative e a sviluppare strategie di problem solving più efficaci.
L’obiettivo non è eliminare la rabbia, che è un’emozione naturale, ma imparare a gestirla senza trasformarla in violenza.

Il ruolo fondamentale della famiglia
Nel lavoro con i minori il coinvolgimento dei genitori è spesso una componente essenziale del percorso. La terapia individuale, da sola, può non essere sufficiente se il contesto nel quale il ragazzo vive continua a favorire conflitti, incoerenza nelle regole o modalità comunicative fortemente aggressive.
Il terapeuta può quindi lavorare anche con i genitori, aiutandoli a stabilire regole chiare e coerenti, a distinguere le conseguenze educative dalla punizione e a riconoscere e rinforzare i comportamenti positivi.
Anche il modo in cui l’adulto reagisce all’aggressività è importante: rispondere alla violenza con altra violenza rischia di alimentare il ciclo conflittuale. Al contrario, fermezza, coerenza e capacità di mantenere il controllo possono diventare un modello di autoregolazione.

Dalla responsabilità alla riparazione
Un percorso psicoterapeutico efficace non mira soltanto a ridurre gli episodi aggressivi, ma anche a sviluppare il senso di responsabilità.
Il giovane può essere accompagnato a comprendere che le proprie azioni hanno conseguenze sugli altri e su di sé. Quando le condizioni lo permettono, può inoltre essere aiutato a trovare modalità concrete per riparare il danno provocato e ricostruire le relazioni compromesse.
Assumersi la responsabilità non significa essere definito per sempre dal proprio errore. Significa imparare a riconoscerlo e sviluppare strumenti per evitare che si ripeta.
Un percorso graduale e personalizzato
Non esiste una durata standard della psicoterapia per i comportamenti violenti. Il percorso deve essere adattato all’età del ragazzo, alla gravità e alla frequenza degli episodi, alle caratteristiche personali e familiari e agli eventuali problemi associati.
Nel corso del trattamento è utile verificare concretamente i cambiamenti: la diminuzione degli episodi aggressivi, la capacità di interrompere una situazione prima dell’escalation, il miglioramento della comunicazione e la maggiore capacità di affrontare frustrazione e conflitti.

Chiedere aiuto non significa arrendersi
La presenza di comportamenti violenti in un giovanissimo può generare paura, rabbia e senso di impotenza negli adulti. È tuttavia importante considerare questi comportamenti anche come un segnale di una difficoltà che necessita di essere compresa e affrontata.
Intervenire precocemente può offrire al ragazzo la possibilità di sviluppare strumenti emotivi e relazionali più adeguati, evitando che modalità aggressive consolidate diventino progressivamente più difficili da modificare.
La psicoterapia, quando inserita all’interno di una valutazione accurata e, quando necessario, accompagnata dal coinvolgimento della famiglia e degli altri contesti educativi, può rappresentare uno spazio nel quale il giovane impara non soltanto a non essere violento, ma soprattutto a riconoscere ciò che prova, comunicarlo e affrontare i conflitti in modo diverso.
Dottoressa Ester Di Rosa
La psicoterapia aiuta a riconoscere e affrontare le emozioni intense
Attraverso la psicoterapia,
Molte persone imparano a vivere con il dolore senza che questo domini la loro vita, sviluppando nuove modalità per far fronte alla sofferenza.
Riorientamento della vita
Sebbene la perdita di un figlio cambi profondamente una persona, la psicoterapia può aiutare a trovare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con il mondo, pur mantenendo vivo il ricordo e l’amore per il proprio bambino.
Ogni percorso di lutto è unico, e il supporto psicoterapico può essere personalizzato per adattarsi alle esigenze e alle esperienze individuali di chi affronta questa sofferenza. Se qualcuno che sta vivendo un dolore simile si sente sopraffatto, cercare un terapeuta qualificato può davvero fare la differenza per poter affrontare il processo in modo sano.
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