La familiarizzazione all’interno delle aziende non dovrebbe essere confusa con il lassismo o l’ approssimazione operativa
- Ottobre 25, 2026
- dalla Redazione
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Quarta pagina
La familiarizzazione all’interno delle aziende non dovrebbe essere confusa con il lassismo o l’approssimazione operativa. Un principio tanto semplice quanto ostico da assimilare per migliaia di lavoratori. Costruttivo e positivo instaurare un clima sereno nei rispettivi luoghi di lavoro a patto però che questo processo non celi una confidenza eccessiva che porta inevitabilmente a palesi incongruenze.

Complice spesso la presunzione di essere più “dritti ed addentrati di altri” si creano delle crepe che dividono e non uniscono i rispettivi settori. Lavorare in sinergia vuol dire produrre meglio e dipiù : in caso contrario si “galleggia” facendo il conto alla rovescia dall’entrata in servizio all’uscita. In gioco tanti fattori : l’arroganza di poter giudicare scelte personali altrui, stabilire chi sia vincente e chi no, l’illusione di poter alimentare chiacchiericci da mercato senza essere individuati, prima o poi, dall’oggetto di scherno. Quale l’atteggiamento allora da adottare per scongiurare il pericolo di pesanti convivenze?

Astenersi dal dialogare su questioni che esulano dalla stretta sfera lavorativa, limitare la confidenza e con essa il rischio di essere fraintesi nelle finalità. Il guaio è che ormai rimbambiti dall’apparire ad ogni costo, convinti dalla malapolitica e dai media che conti solo chi “può ed ha” rinunciamo progressivamente a difendere identità culturale e sociale aggregandoci passivamente al gregge. Risultato : stereotipi scontati, tentativi penosi di emulare i potenti, atteggiamenti prevaricatori sui più deboli per affermare una presunta superiorità che nasconde invece profonda mediocrità. Pensiamo alla resistenza, a chi ha dato la vita perché vivessimo in una società libera e democratica. Quelli dovrebbero essere i ferimenti ma nella stragrande maggioranza dei casi così non è. ““Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” ( Dante, Divina Commedia XXVI canto dell’Inferno).
Alfonso Maria Liguori
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Sebbene la perdita di un figlio cambi profondamente una persona, la psicoterapia può aiutare a trovare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con il mondo, pur mantenendo vivo il ricordo e l’amore per il proprio bambino.
Ogni percorso di lutto è unico, e il supporto psicoterapico può essere personalizzato per adattarsi alle esigenze e alle esperienze individuali di chi affronta questa sofferenza. Se qualcuno che sta vivendo un dolore simile si sente sopraffatto, cercare un terapeuta qualificato può davvero fare la differenza per poter affrontare il processo in modo sano.
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