Ricevere una diagnosi infausta rappresenta uno degli eventi più destabilizzanti che una persona possa attraversare : un corretto percorso psicoterapeutico può aiutare la persona ad accettare la situazione
- Settembre 23, 2026
- dalla Redazione
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Quarta pagina
Ricevere una diagnosi infausta rappresenta uno degli eventi più destabilizzanti che una persona possa attraversare. In pochi istanti, il futuro può apparire incerto, minaccioso o addirittura privo di prospettive. Alla paura della malattia si possono aggiungere incredulità, rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e difficoltà a immaginare come affrontare ciò che verrà. Dal punto di vista psicologico, non esiste una reazione “giusta” a una diagnosi infausta. Ogni persona reagisce secondo la propria storia, le proprie risorse, i propri legami affettivi e il significato che attribuisce alla malattia. Il primo intervento: non lasciare sola la persona. Dopo una diagnosi grave, uno degli interventi più importanti consiste nel creare uno spazio in cui la persona possa sentirsi ascoltata senza essere immediatamente rassicurata, corretta o spinta a “reagire”. Frasi come “devi essere forte”, “non devi pensarci” o “andrà tutto bene”, pur nascendo spesso da buone intenzioni, possono involontariamente comunicare che alcune emozioni non siano accettabili. È invece importante poter dire:
* “Sono qui con te.”
* “Possiamo affrontare un passo alla volta.”
* “Puoi dirmi quello che senti, anche se è difficile.”
* “Non devi affrontare tutto questo da solo.”
L’obiettivo non è eliminare la paura, ma permettere alla persona di attraversarla senza sentirsi abbandonata.
Accogliere le emozioni senza patologizzarle. Paura, tristezza, rabbia, pianto, incredulità e momenti di disperazione possono essere reazioni comprensibili davanti a una prospettiva di vita profondamente modificata.
Anche il silenzio può essere una forma di risposta. La psicoterapia può aiutare a distinguere una sofferenza reattiva e comprensibile da una condizione psicologica che richiede un intervento specifico. Non ogni tristezza è depressione e non ogni paura rappresenta un disturbo d’ansia. È importante, quindi, non medicalizzare automaticamente il dolore psicologico, ma neppure sottovalutare segnali persistenti di forte sofferenza. Restituire un senso di controllo
Una diagnosi grave può far percepire alla persona di aver perso ogni possibilità di scelta.

Per questo può essere utile recuperare, quando possibile, piccoli spazi di autonomia. Non sempre possiamo decidere ciò che accadrà, ma possiamo lavorare su ciò che è ancora possibile scegliere:
* quali informazioni ricevere e con quali modalità;
* chi desideriamo avere accanto;
* quali domande porre ai medici;
* come organizzare la quotidianità;
* quali attività mantenere;
* come comunicare la propria condizione alle persone care;
* quali bisogni emotivi e pratici esprimere.
Concentrarsi sul “prossimo passo” può essere più sostenibile che cercare immediatamente di affrontare tutto il futuro.
Il ruolo della famiglia

La diagnosi non riguarda soltanto il paziente: coinvolge l’intero sistema familiare.
I familiari possono sperimentare paura, impotenza, rabbia e anticipazione del lutto. Talvolta, nel tentativo di proteggere la persona malata, possono nascondere le proprie emozioni o evitare qualsiasi discorso sulla possibilità della morte.
Tuttavia, il silenzio non sempre protegge. In molte situazioni è più utile creare uno spazio di comunicazione sincera, rispettando ciò che il paziente desidera sapere e condividere.
La famiglia non deve trasformarsi esclusivamente in un sistema di assistenza. È importante continuare, per quanto possibile, a essere genitori, partner, figli, fratelli, amici: persone che condividono una relazione e non soltanto una malattia.
Quando può essere utile la psicoterapia
Un sostegno psicologico può essere prezioso in diverse fasi: al momento della diagnosi, durante i trattamenti, nelle fasi avanzate della malattia e anche per i familiari.
La psicoterapia può aiutare la persona a:
* dare un significato all’esperienza che s* sta vivendo;
* elaborare paura, rabbia e tristezza;
* affrontare l’incertezza;
* mantenere una comunicazione autentica con i propri cari;
* preservare la propria identità oltre la malattia;
* affrontare cambiamenti corporei e perdita di autonomia;
* prendere decisioni coerenti con i propri valori;
* elaborare il tema della morte quando diventa necessario.

Non si tratta di insegnare alla persona ad “accettare” la diagnosi nel senso di arrendersi. Significa piuttosto aiutarla a trovare un modo possibile di abitare una realtà che non ha scelto.
Parlare della morte
La possibilità della morte è spesso l’aspetto più difficile da affrontare.
Non è necessario introdurre questo argomento nello stesso momento per tutti. Occorre rispettare i tempi, i desideri e il livello di consapevolezza della persona.
Quando però il paziente desidera parlarne, poterlo fare in un ambiente sicuro può ridurre l’isolamento e permettere di esprimere paure, desideri, questioni irrisolte e bisogni concreti.
Il compito dello psicoterapeuta non è fornire risposte definitive alla domanda sul senso della morte, ma accompagnare la persona nella costruzione delle proprie risposte.
Prendersi cura anche di chi cura
Un aspetto spesso trascurato riguarda il caregiver. Assistere una persona con una diagnosi infausta può comportare stanchezza fisica ed emotiva, senso di colpa e progressiva riduzione degli spazi personali.
Prendersi cura di sé non significa amare meno il proprio familiare.
Significa riconoscere che anche chi assiste ha bisogno di riposo, ascolto, sostegno e, quando necessario, di un proprio spazio psicologico.

L’obiettivo dell’intervento psicologico
Davanti a una diagnosi infausta, la psicoterapia non può cancellare la malattia né promettere un esito diverso. Può però offrire qualcosa di altrettanto importante: uno spazio umano nel quale la persona non sia ridotta alla propria diagnosi.
L’intervento psicologico mira a preservare, per quanto possibile, dignità, identità, relazioni e capacità di scelta.
A volte l’obiettivo non è trovare una risposta a tutte le domande, ma riuscire ad affrontare il giorno presente. Altre volte significa ritrovare un progetto, risolvere una relazione, dire ciò che non si è mai riusciti a dire, oppure semplicemente permettersi di avere paura senza doverla nascondere.
Una diagnosi può cambiare profondamente il futuro immaginato. Non deve necessariamente cancellare la possibilità di vivere il presente con consapevolezza, relazione e significato.
Dottoressa Ester Di Rosa
La psicoterapia aiuta a riconoscere e affrontare le emozioni intense
Attraverso la psicoterapia,
Molte persone imparano a vivere con il dolore senza che questo domini la loro vita, sviluppando nuove modalità per far fronte alla sofferenza.
Riorientamento della vita
Sebbene la perdita di un figlio cambi profondamente una persona, la psicoterapia può aiutare a trovare nuovi modi di vivere e di relazionarsi con il mondo, pur mantenendo vivo il ricordo e l’amore per il proprio bambino.
Ogni percorso di lutto è unico, e il supporto psicoterapico può essere personalizzato per adattarsi alle esigenze e alle esperienze individuali di chi affronta questa sofferenza. Se qualcuno che sta vivendo un dolore simile si sente sopraffatto, cercare un terapeuta qualificato può davvero fare la differenza per poter affrontare il processo in modo sano.
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